TECNICA: SPINNING

Solo me ve vò...per il torrente 

Tratto da PESCA IN - Febbraio 2012
Testo e Foto di Francesco Capomassi

Ancora un anno da riprendere in mano e condurre avanti per tutta la stagione piscatoria. Su e giù per fiumi e torrenti a caccia dell’agognato salmonide con gli stivali dentro l’acqua fino alla cintola. E’ lo spinning più classico e quello più italico per eccellenza, ed è anche lo spinning d’apertura!

 
Per i puristi dell’intramontabile domenica di febbraio, quello dell’apertura della stagione di pesca alla trota in torrente rappresenta certamente un particolare momento di piacere più che di pesca. Diciamo la verità, la calata dell’orda barbarica nelle patrie acque è come sempre molto fastidiosa e a volte anche irritante. Si vorrebbe un pezzetto di fiume tranquillo ed esente da orme sulle rive, così da poterselo sondare in tutta serenità e perlomeno senza il tarlo che qualcuno sia già transitato poco prima, per cui addio trote. Ma la prima giornata di pesca al famoso salmonide, checché se ne voglia, rimane in ogni caso un “trout happening” da passare con pazienza, pur tuttavia senza nulla togliere all’occasionalità di qualche bella cattura.

Il ricordo di passate aperture con copiose immissioni di pesci di taglia gradevoli al lanciatore rimane ahimè solo un ricordo; bisogna fare i conti con le casse vuote di comuni e provincie e non da meno con la situazione generale del paese che guarda a ben altre cose. Le acque libere e di vocazione ai salmonidi sono territori sicuramente da esplorare, considerato che un certo lavoro di immissione di avannotti è stata comunque affrontata nel tempo e il pesce dovrebbe esserci, ma alla fine sono le acque a regime di riserva o i tratti che hanno una qualsiasi forma di controllo o di permesso quelli che rappresentano un interesse per via della presenza più che certa del pesce.
  Capomassi

Non per questo intendiamo la pesca come una cosa facile e immediata, tipo da vaschetta col tappo, ma scendere in acqua con la sensazione di lanciare nel nulla o di far fare il bagno all’artificiale alla fine rende l’uscita molto frustrante. E’ importante avere a disposizione aree fluviali o torrentizie dove una seppur minima forma di controllo e vigilanza durante tutto l’anno lascia la sensazione a chi esce in pesca per la sua apertura di stagione di affrontare un percorso comunque popolato da salmonidi, certamente non facili da irretire ma comunque presenti. E poi, se si è in compagnia di altri pescatori che bene o male ti sono passati avanti o ti affiancano, poco importa: spesso basta anche una sola cattura per riempire tutta la giornata.

Rotanti, ondulanti & minnow
Ad ognuno la propria scelta, tuttavia non c’è dubbio che il cucchiaino rotante è sempre la scelta migliore e quella più immediata, se non più facile da gestire. Tenendo presente che si pesca in acque sostanzialmente non troppo alte, tutta la prima parte dell’autunno è stata molto mite e con un inverno un po’ parco di piogge, e con una corrente media, il rotante permette di pescare in tutta tranquillità, disponendo di capacità di lancio e anche di ottima tenuta in acque improvvisamente più vorticose o molto basse. Certo sarebbe quasi meglio utilizzarlo appieno in stagione primaverile o preestiva, laddove alla dinamicità continua del rotante si può contrapporre una più diffusa presenza delle trote in acque aperte o in piena corrente. Il problemino, infatti, per chi pratica lo spinning è quello di potere avere una certa attività in acqua di questo predatore che, se si ostina a rimanere sotto i sassi, annichilito dalla situazione stagionale, specie le alloctone, difficilmente si può pensare di stanarlo con il solo passaggio di un qualsiasi rotante, certamente non a tiro di bocca, ma come spesso accade, piuttosto lontano o troppo alto dalla tana di appostamento.   Spinners ILBA

Idem anche per i minnows, visto che altrimenti bisogna impiegare piccoli crank o pesciolini dotati di una sufficiente paletta per scendere un po’ sotto.
Ecco dunque che le tipiche trote da immissione, spalmate in acqua qualche giorno prima dell’apertura, possono fare la differenza perché hanno necessità di predare e non sono sostanzialmente spaventate dal passaggio dei pescatori, inoltre, prediligono molto i tratti a ridosso delle cascate d’acqua meglio ossigenate e più fresche, per cui si può bene pescare a debita distanza. Capita molto sovente di prenderle appena dopo i lanci di qualcun altro che si muove appena più avanti. Altrimenti bisogna necessariamente rifugiarsi nella gomma che, innescata con opportune micro testine piombate o più direttamente con amo singolo e split shot a qualche centimetro di distanza, permette di fare uno spinning ibrido, con sistematiche tocche o lente passate a contatto con i ciottoli del fondale, e meglio in fronte a massi, anfratti e tane. E’ una gestione della pesca che cambia un pochino la situazione della propria attrezzatura, perché con il cucchiaino si pesca benissimo con una bella canna da 1,80 o 2,10 mt, dipende dal tratto scelto, mentre con il solo utilizzo delle esche gommate è meglio salire di lunghezza, 2,70 mt, in modo da disporre di una capacità di posa e soprattutto di controllo dell’esca non necessariamente determinata dal tipico lavoro di lancio e recupero.

Tuttavia l’apertura classica è e rimane quella con il rotante. Stivali waders con bretelle, cintola, giubbino corto e dotato di multi tasche, pochette o scatole porta esche contenute e molto facili da raggiungere e gestire; la classica forbice appesa al giubbino o le pinze in tasca e qualche accessorio di riserva come i moschettoncini completi di girelle e un paio di bobine di filo di ricambio. Abbigliamento e accessori molto pratici e minimali, come si vede, il resto è tutta una bella camminata in risalita o in discesa, dipende dai gusti, per cui buona apertura di stagione a tutti.